lunedì 9 ottobre 2017

L'ARTURIANO è ETICO, IL VEGANO é IMMORALE?






Perché non c’è nulla di etico

nella vita di un vegano


È il 2017.
Secondo tutti i film prodotti quando l’umanità pensava di poter curare gli omosessuali con gli schiaffi viviamo in un futuro da fantascienza. Certo, non abbiamo macchine volanti, non viviamo in un’era post-razziale o nelle colonie su Marte, però abbiamo l’etica. E una bussola morale formata dalle gif di Beyoncé che ci spiegano come navigarla.
Etica, infatti, è la parola del futuro. E quindi del nostro presente. Il lavoro è etico. La musica è etica. Lo sono le tasse. Anche le banche, ormai, sono etiche.
Etica” è diventata la parola con cui definire noi stessi e chi ci circonda. Dividiamo le persone in buone o cattive a seconda di quanto rispecchiano la nostra idea di “etica”. Ma cosa si intende esattamente con “etica”? Tutti i più grandi pensatori della storia hanno scritto e dibattuto sul suo significato. Da Aristotele a Socrate, fino a Confucio. Da Tommaso D’Aquino a Kant, fino a Giulia Innocenzi. Nessuno, prima di lei, aveva però mai trovato una definizione precisa e sintetica di “etica”.
Etica, sostiene la collaboratrice di Santoro nel suo libro “Tritacarne”, significa non uccidere gli animali.
Sarebbe intellettualmente disonesto, però, attribuire quest’idea esclusivamente alla giornalista de Il Falso Quotidiano; una riflessione così complessa richiede un’estensione computazionale non ascrivibile singolarmente a Giulia Innocenzi. Per arrivare a questa epifania intellettuale sono stati necessari milioni di vegani nel mondo.
I vegani sono infatti ossessionati dalla parola “etica”. È quella a cui ricorrono quando viene chiesto loro che cosa li abbia spinti a cambiare dieta. È come definiscono loro stessi. Persone con etica.
Hanno pure creato il “Parma Etica Festival”, una rassegna in cui si celebrano culture, tradizioni e usanze alimentari allogene con il nobile scopo d’aiutare le persone a dimenticare di vivere a Parma. Tre giorni di talk, workshop e seminari sull’etica vegan e vegetariana. E sulla “psicogenealogia transgenerazionale”, una branca della psicologia che unisce le esperienze traumatiche dei tuoi avi del Rinascimento con le difficoltà di ricezione di Lifegate.
Ospite speciale del festival? Giulia Innocenzi.
Altro esempio di questa ossessione si può trovare nel ricettario-bibbia della comunità vegana italiana dal titolo “La cucina etica”. Scopo dei suoi tre autori è quello di proporre ricette “etiche, salutiste, ecologiche, spirituali, legate allo sviluppo sostenibile”. Uno dei primi capitoli è dedicato alla quinoa.
La quinoa è considerata uno degli alimenti più nutrienti in natura ed è utilizzata di frequente nelle diete vegane per l’alta concentrazione di proteine che contiene; viene coltivata nei due Paesi più poveri del Sud America  Perù e Bolivia  e da quando è stata scoperta nelle “diete etiche” ha completamente stravolto l’esistenza degli abitanti di entrambi i Paesi. Dal 2006 al 2011 il prezzo della quinoa è triplicato, fino a raggiungere i 3mila euro la tonnellata, ma alcune varietà più pregiate  rossa real e nera  possono superare i 4mila e gli 8mila euro.
Cibo vegano etico the vision
Per questo motivo in Bolivia, un Paese in cui il 45% della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno, gli agricoltori hanno cambiato la loro dieta, immutata per oltre 5mila anni. La quinoa, ormai troppo preziosa per essere consumata localmente, viene quasi interamente venduta o scambiata per Coca-Cola, dolciumi industriali e altri prodotti della dieta occidentale.
La situazione è così grave da aver creato un inedito banditismo locale, che lotta a colpi di rapimenti e di candelotti di dinamite per la conquista di terreni coltivabili a quinoa. La diversità biologica delle coltivazioni è stata inoltre quasi completamente distrutta per essere convertita in una monocoltura di questa pianta. Per gli agricoltori non avrebbe senso fare diversamente.
In Perù, dove il 22% della popolazione vive in povertà, la situazione non è migliore. Un chilo di quinoa costa dieci soles, circa 2,70 euro: più del pollo e quattro volte il riso. Secondo le statistiche governative il consumo è crollato a livello nazionale per questo motivo. Una notizia preoccupante, visto che proprio per le eccezionali proprietà nutritive la quinoa risultava fondamentale per sostenere la popolazione nelle zone più povere del Paese, colpite da un livello di malnutrizione infantile fra i più alti in Sud America. Secondo l’UNICEF il 19.5% dei bambini peruviani soffre oggi di malnutrizione cronica.
Il paradosso è evidente: mentre nei Paesi d’origine è diventato più conveniente mangiare l’hamburger di una multinazionale, i ricchi europei e americani possono consumare l’etico, salutista e sostenibile burger vegano di quinoa.
Magari con una maionese di anacardi, altro alimento necessario per mantenersi etici e che nei piatti vegani risulta fondamentale per simulare ricette realizzabili tradizionalmente solo attraverso il latte animale, come la besciamella, i “formaggi” da spalmare, il ripieno della cheesecake, i gelati e le mousse.
Ma da dove arrivano gli anacardi che finiscono nei dolci cruelty free?
Per il 40% dal Vietnam, Paese che ha deciso di adottare per la loro raccolta una filiera produttiva che ricorda le dittature più tiranniche della storia, tipo la Corea del Nord di Kim Jong Un, la Romania di Ceaușescu o la Apple di Steve Jobs.
Secondo un dettagliato reportage di Human Rights Watch, gli anacardi vietnamiti provengono infatti quasi totalmente dal lavoro forzato nei centri di recupero per tossicodipendenti condannati. Moltissimi detenuti arrivano in questi centri senza essere stati difesi da un avvocato e senza un regolare processo e sono costretti a lavorare otto ore al giorno, sei giorni alla settimana, a un ritmo di estrazione di un anacardo ogni sei secondi. Chi non rispetta questi standard subisce svariate punizioni corporali: viene picchiato con bastoni chiodati, rinchiuso in celle d’isolamento, costretto al digiuno e privato dell’acqua. In molti casi torturato con l’elettroshock.
Per questo motivo Human Rights Watch li ha definiti “anacardi insanguinati”, come i diamanti africani.
La filiera però non termina in Vietnam: il 60% degli anacardi viene processato nel Sud dell’India, nelle zone più povere del Paese. Il guscio, spesso e resistente, viene spaccato a mano da donne che lavorano sedute nella stessa posizione per dieci ore al giorno. Ma non è la fatica il vero problema. Gli anacardi sono protetti da due gusci interni che rilasciano un olio caustico formato da acidi anacardici, cardolo e metilcardolo: queste sostanze bruciano in modo profondo e permanente la pelle delle lavoratrici che non possono permettersi dei guanti di protezione. Per la loro mansione vengono infatti pagate appena 2,20 euro al giorno. In India gli anacardi sono considerati un lusso da consumare solo durante le feste più importanti. Così, alla fine dei turni, le operaie vengono anche perquisite, come le donne in reggiseno e slip che tagliavano la cocaina per Pablo Escobar.
Ma è facile dimenticare tutto questo quando ogni nervo nella tua lingua vibra dopo aver assaporato questa cheesecake vegana crudista con fragole, mandorle e anacardi. Riesce a farti pensare nello stesso momento “non riesco a credere che la dolce cremosità non sia data da Philadelphia” e “fanculo le donne nel terzo mondo”.
È utile parlare anche della base di questo dolce, capace di innalzare lo spirito di chiunque da “crudo” a “etico”: è fatta di mandorle, l’ennesimo alimento esploso in popolarità  con un prezzo triplicato in 5 anni , grazie al suo apporto naturale di calcio, essenziale nella dieta vegana. Da questi frutti si ricava un latte utilizzato per realizzare mozzarella, ricotta e molti altri tipi di formaggi e creme. La richiesta è aumentata a tal punto da costringerci a importarle quasi totalmente dall’estero, nonostante le nostre millenarie tradizioni legate al loro consumo. Principalmente dalla California, responsabile dell’82% della produzione mondiale. Un quasi-monopolio in crescita costante, che ha messo lo stato americano in ginocchio per il prosciugamento delle riserve idriche. Per produrre una singola mandorla sono necessari infatti oltre 4 litri d’acqua  e la California ne produce ogni anno più di 950mila tonnellate. Le ripercussioni della siccità sulla fauna sono devastanti: sono morti oltre 4mila cervi in un anno; alci, linci, volpi, coyote e orsi sono talmente assetati da spingersi con sempre maggiore frequenza nelle zone abitate dall’uomo. Diverse tribù di Nativi Americani stanno cercando di salvare il salmone Chinook, un pesce fondamentale per la loro storia e cultura: peccato che l’acqua che potrebbe evitarne l’estinzione venga deviata per centinaia di km per essere usata nei frutteti di mandorle.
Ma a contribuire all’aridità dei terreni non sono solo le mandorle. L’altro grande responsabile è forse l’alimento più rappresentativo della moderna narrativa del cibo, passato da nutrimento a status symbol politico per food stylist: l’avocado. Per produrre mezzo kg di avocado vengono mediamente impiegati 270 litri d’acqua. Il risultato sono i quattro anni consecutivi in cui la California registra la peggior siccità della storia. Brindiamo con questo avocado alle mandorle offerto da “La cucina etica”!
Certo, c’è chi se la passa peggio.
Il vicino Messico in meno di 10 anni ha decuplicato gli export di avocado  conosciuto ormai da quelle parti come “oro verde” diventandone il primo produttore al mondo. L’offerta, però, non riesce a soddisfare la domanda. I prezzi in continua salita stanno portando a una deforestazione che tocca i 700 ettari all’anno; in dieci anni, per lasciare spazio ai frutteti di avocado, è svanita un’area di foresta grande quattro volte la Lombardia. Come per la California, questa perdita sta trasformando radicalmente la vita di flora e fauna. Milioni di farfalle monarca scelgono per la riproduzione e lo svernamento proprio le aree in deforestazione del Michoacan, la capitale mondiale dell’avocado: senza vegetazione il loro destino è l’estinzione. L’enorme quantità di pesticidi e fertilizzanti necessari per la coltivazione degli avocado stanno inoltre avvelenando le riserve acquifere da cui si abbeverano animali e popolazione locale. Il controllo di questo enorme business è in mano al cartello dei “Cavalieri Templari”, l’organizzazione criminale responsabile della distribuzione di crystal meth negli Stati Uniti, che ha scoperto un inedito pollice verde da quando i ricavi della vendita di avocado sono passati dai 90milioni di dollari del 2000 agli 1.3 miliardi del 2012.
Le tattiche sono le stesse usate da tutti i mafiosi del mondo. Chi non paga il pizzo si trova i frutteti bruciati. Chi prosegue nel non assecondare i taglieggiatori va incontro alla morte o a quella dei propri cari. Molteplici i casi di stupro. Un giornalista di Vocativ racconta la storia del rapimento di due figli di un agricoltore. Per il riscatto da 1.5 milioni di dollari ha venduto tutto ciò che possedeva. I figli non li ha mai più rivisti.
Per questo motivo si parla di “avocado insanguinati”. Come i diamanti. Come gli anacardi.
Ma persino gli avocado non sono nulla in confronto al più grande distruttore di foreste del mondo: la soia. Per questo legume ogni anno viene raso al suolo il 3% della foresta pluviale Argentina, situata nella provincia di Cordoba. Otto milioni di ettari  un’area grande quanto il Portogallo. In Brasile, dal 1978 a oggi, sono sparite invece Italia e Germania.
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Ma a chi importa, no? Del resto la foresta pluviale serve solo a produrre il 28% dell’ossigeno che respiriamo e a stabilizzare il surriscaldamento globale attraverso l’assorbimento di anidride carbonica. Certo, uccidere miliardi di persone facendo innalzare il livello degli oceani a causa dello scioglimento dei ghiacciai è un equo sacrificio rispetto alla vita di una quaglia del Molise, peccato che la foresta contenga anche il 40% delle specie animali viventi.
Questo però non intacca lo status della soia come alimento principe della dieta vegana  il sito de “La cucina etica” contiene 952 ricette basate su questo ingrediente. Secondo una ricerca dell’università di Oxford, il 73% dei vegani consumerebbe ogni giorno almeno 11 grammi di proteine provenienti dalla soia, ricca inoltre di fibre e minerali che altrimenti verrebbero a mancare nell’organismo di una persona che non mangia carne.
Ora so cosa staranno pensando i vegani. “La maggior parte della soia viene coltivata come mangime animale, non per l’uomo!”. È vero, il 70% della produzione mondiale di questo legume è destinata agli allevamenti di bestiame, ma la nota lobby dell’industria della carne, conosciuta anche come WWF, ha commissionato nel 2009 una ricerca alla Cranfield University che riflette proprio su questo dettaglio. Lo scopo dello studio è immaginare scenari che potrebbero ridurre del 70% l’emissione di gas serra. I ricercatori giungono a questa conclusione: “sostituire latte e carne con analoghi alimenti raffinati come il tofu potrebbe aumentare la quantità di terreno arato necessario per soddisfare il fabbisogno alimentare”.
Infine, se la propaganda “etica” funzionasse veramente e smettessimo tutti di consumare prodotti animali, la deforestazione e il surriscaldamento terreste aumenterebbero. Questo perché una vasta quantità di alimenti consumati dai vegani richiede una lunga filiera di lavorazione, dalla coltivazione a migliaia di km ai numerosi processi necessari per trasformare la soia nell’unico alimento più insapore del pollo: il tofu.
Provate a cercare un ristorante vegano interamente a km.0 nella vostra città. Non esiste. Il massimo che potete trovare è un ristorante possibilmente a km.0. La verità, come ipotizza la ricerca del WWF, è che una cucina vegana equilibrata non è sostenibile per l’ambiente. Certo, esiste chi si ciba solo di frutti autoctoni, ma i rischi cui si va incontro sono una carenza di calcio, una pericolosa mancanza di acidi grassi essenziali e una predisposizione ad ascoltare Enya.
Perché, quindi, la giunta Appendino, dopo essersi insediata, ha parlato di “promozione della dieta vegana sul territorio comunale come atto fondamentale per salvaguardare l’ambiente, la salute e gli animali”?
Perché l’unica critica rivolta ai vegani è quella di essere vegani. Basti pensare che negli ultimi anni hanno avuto come principale antagonista intellettuale Giuseppe Cruciani, il conduttore di uno Zoo di 105 per uomini che scrivono “Liceo Classico” nella bio di Tinder.
Ma non c’è nulla di sbagliato nell’essere vegani, è una scelta personale, come tante altre.
Il problema nasce quando si passa da una scelta di vita a una presunta scelta etica, motivata dal voler salvare l’ambiente o gli animali. Questo significa mettersi in una posizione di superiorità morale che semplicemente non trova corrispondenza nei fatti. È solo un voler apparire ecologisti.
Il movimento vegano usa la parola “specista” per apostrofare chi secondo gli adepti non mette vita animale e umana sul medesimo piano di importanza. Quale parola dovremmo usare per identificare chi sceglie di dare priorità alla propria coscienza piuttosto che alla vita, alla salute e alla serenità di altri esseri umani? Soprattutto quando parliamo di persone che vivono nei Paesi in via di sviluppo, mentre la coscienza risiede in un corpo con un taglio asimmetrico che vive tra Berlino, Milano o Londra.
Nessuno lo può sapere. L’unica cosa che possiamo fare, la prossima volta che ci troveremo a mangiare in una hamburgheria artigianale con un amico vegano, è aiutare chi ci sta di fronte a scegliere. Fra il burger di quinoa con guacamole e mayo di mandorle e l’unica scelta etica possibile: il digiuno.
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domenica 1 ottobre 2017

LA BATTAGLIA DI "BERESINA" DELLA CIA E DEL MOSSAD


Le forze speciali russe respingono un attacco pianificato dagli USA in Siria

denunciano gli USA e rilasciano un duro comunicato


È appena avvenuto qualcosa senza precedenti, in Siria: le forze degli “operatori di "pace" moderati” sostenute dagli USA ed Israele hanno tentato un attacco a sorpresa contro le forze governative siriane situate a nord ed a nordest della città di Hama. Quello che rende unico questo attacco è che si è svolto all’interno di una cosiddetta “zona di de-escalation”, ed uno degli obiettivi chiave dell’attacco era quello di circondare con un movimento a tenaglia, e successivamente catturare, un plotone di agenti della polizia militare russa dispiegato per monitorare e applicare lo status speciale di questa zona.
Le forze di polizia militare russe, composte principalmente da soldati della regione del Caucaso, hanno combattuto contro una forza nemica molto più grande [30 a 1], ed hanno richiesto assistenza. Per la prima volta, almeno ufficialmente, le forze speciali russe sono scese in campo per salvare e portare via i loro compagni.
Allo stesso tempo, i russi hanno inviato un certo numero di velivoli per il supporto aereo ravvicinato [CAS, Close Air Support in inglese], che hanno ucciso parecchie centinaia (850/900) di terroristi “buoni” ["operatori di pace moderati" in gergo tecnico boldriniano] ed hanno respinto l’attacco (fonti russe [in inglese] parlano dell’eliminazione di 850 operatori di pace, 11 carri armati, tre veicoli per il supporto alla fanteria, 46 pickup armati, cinque mortai, 20 camion e 38 depositi di munizioni; qui [in russo] potrete vedere foto dei soldati e degli equipaggiamenti distrutti). Ciò che rende unico questo evento è la reazione ufficiale dei russi su questo evento.
Il Capo del Dipartimento Principale delle Operazioni dello Stato Maggiore Generale russo, il Colonnello Generale Sergej Rudskoj, ha dichiarato che [in inglese]:
“Nonostante gli accordi firmati ad Astana il 15 settembre, i terroristi del Fronte al-Nusra, e unità a loro aggregatesi, che non vogliono rispettare la cessazione delle condizioni d' ostilità, hanno lanciato un’offensiva su vasta scala contro le posizioni delle truppe governative a nord e a nordest di Hama, nella zona di de-escalation di Idlib, dalle ore 8 del 19 settembre (…) Secondo i dati disponibili, l’offensiva è stata avviata dai servizi di intelligence americani per fermare la riuscita avanzata delle truppe governative ad est di Deir el-Zor”.
Oggi altri funzionari russi hanno aggiunto a questa accusa una minaccia non tanto velata. Il portavoce del Ministero della Difesa russo, il Maggior Generale Igor Konashenkov, ha dichiarato [in inglese]:
La Russia ha inequivocabilmente detto ai comandanti delle forze statunitensi nella base aerea di Al Udeid (in Qatar) che non tollererà eventuali bombardamenti dalle aree in cui stazionano le SDF (…) Il fuoco proveniente da posizioni nelle regioni [controllate dalle SDF] sarà soppresso con tutti i mezzi necessari.
Questo non ha precedenti su diversi livelli.
In primo luogo, i russi credono chiaramente che questo tentativo di uccidere o catturare un plotone della polizia militare russa sia stato pianificato dagli Stati Uniti ed Israele. Il fatto che fanno questa accusa ufficialmente mostra il grado di irritazione provato dai russi circa la doppiezza degli americani [vedi il viso nella foto, del Maggior Generale Igor Konashenkov]. In secondo luogo, questa è la prima volta, almeno per quanto ne so io, che le forze delle Spètsnaz russe sono dovute intervenire per salvare un’unità russa circondata. Tutti gli operatori delle Spètsnaz sono sopravvissuti, solamente tre di loro sono stati feriti nell’operazione.
Il supporto ravvicinato di aerei Su-25 a bassissima quota è stato ovviamente coordinato dai controllori aerei avanzati delle Spètsnaz, e probabilmente ha assicurato la vittoria.
In altre parole, si è sfiorato il disastro, e le cose sarebbero potute finire molto male (basta immaginare cosa avrebbero fatto in video i pazzi takfiristi ai soldati russi catturati!). Infine, un attacco organizzato dagli Stati Uniti a quella che doveva essere una zona di “de-escalation”, combinato con un tentativo di catturare soldati russi, alza l’asticella della duplicità americana ad un livello totalmente nuovo.
La grande domanda adesso è “i russi volevano davvero dire quello che hanno detto?” o stanno solo piagnucolando con una vera determinazione a rispondere se necessario?
Ci sono un paio di problemi qui.
In primo luogo, oggettivamente, il contingente russo in Siria è minuscolo rispetto all’enorme potenza del CENTCOM, della NATO e degli israeliani sempre presenti. Non solo, ma in qualsiasi confronto tra Russia e Stati Uniti, la Russia come paese è oggettivamente la parte più debole secondo tutti i parametri, tranne nel caso di uno scambio nucleare. [questa affermazione è comunque clamorosamente smentita dall'articolo che riporto sotto.....ndr.]
E quindi i russi non sono in una posizione di forza. Inoltre, per ragioni storiche e culturali, i russi sono molto più preoccupati dall’avvio di un qualsiasi incidente che potrebbe portare ad una guerra rispetto agli americani, che combattono sempre le loro guerre nel paese di qualcun altro.
Questo potrebbe sembrare paradossale, ma i russi temono la guerra, anche se sono pronti ad essa. A differenza dei russi, gli americani non temono la guerra, ma non sono nemmeno pronti ad essa. In pratica ciò significa che un errore di calcolo americano potrebbe portare benissimo ad una risposta militare russa che stordirebbe gli americani e li costringerebbe ad entrare in una spirale di escalation che nessuno potrebbe controllare.
Ricordate come Hillary promise che avrebbe imposto unilateralmente una cosiddetta zona “interdetta al volo” [“no-fly zone”, in inglese] sulla Siria? Promise non solo di schierare aerei americani sulle forze russe in Siria, ma ha anche di cacciare le Forze Aerospaziali russe dai cieli siriani.
Grazie a Dio, questa strega pazza non è stata eletta, ma sembra che persone con le sue stesse opinioni arroganti e, francamente, del tutto irresponsabili, siano ora in carica sotto Trump.
Ora la mia paura è che dei comandanti incompetenti, arroganti, non troppo lucidi e generalmente ignoranti al Pentagono e alla CIA, ignoreranno semplicemente i chiari segnali d’avvertimento provenienti dai russi, compreso l’annuncio pubblico che, il Cremlino ha dato l’autorità ai comandanti locali russi in Siria di usare la forza per proteggere il personale russo.
In parole povere, questo significa che se verranno attaccati, i russi in Siria non avranno bisogno di consultarsi con Mosca prima di utilizzare la forza per proteggere sé stessi. A proposito, regole d’ingaggio simili sono abbastanza comuni, non c’è nulla di straordinario, ma il fatto che siano state rese pubbliche è, ancora una volta, un messaggio all’Impero Anglo-Sionista e ai terroristi “buoni” che utilizza per cercare di conquistare la Siria.....
Questa volta noi (il mondo) siamo stati fortunati. I syriani hanno combattuto duramente e i terroristi “buoni” sono stati probabilmente sorpresi dalla spietata determinazione delle forze di polizia militare russe (in realtà, composte soprattutto da forze speciali cecene) e degli operatori delle Spètsnaz. Una cosa è combattere i reparti syriani, un’altra affrontare questi guerrieri temprati. Ma la prossima volta l’esito potrebbe essere diverso.
Anche il quadro più grande mi dà molta preoccupazione. I syriani, con l’aiuto iraniano, di Hezbollah e russo, hanno liberato Deir el-Zor, hanno attraversato il fiume Eufrate e si stanno muovendo verso est. In parole povere, questo significa che Stati Uniti e Daesh hanno perso la guerra, e che l’ultima regione siriana con cui gli Anglo-Sionisti possono sperare di dividere il paese (il loro attuale “piano B”) e stabilire una presenza militare americana permanente è ora minacciata dall’avanzata siriana.
La distanza tra le forze statunitensi attualmente schierate in Syria nordorientale e le forze siriane, iraniane, di Hezbollah e russe sta diventando sempre più piccola ogni giorno. Posso solo immaginare come le forze, diciamo iraniane o di Hezbollah, che stanno già “fiutando” la presenza nelle loro vicinanze di forze statunitensi, stiano sbavando affamate per il momento in cui finalmente potranno mettere le mani sul loro più vecchio e più odiato nemico. Mi sento poco dispiaciuto per la prima unità statunitense che entrerà in contatto con le forze iraniane o di Hezbollah.
Adesso gli americani si nascondono dietro i curdi, ma prima o poi gli iraniani o Hezbollah li troveranno. Per quanto riguarda i curdi, la loro situazione in Syria è, per dirla in modo gentile, precaria: sono circondati su tutti i lati dai turchi, dai siriani e dagli iraniani, e l’unica zona che controllano in modo più o meno stabile è in Iraq. Gli americani lo sanno perfettamente, e questo è il motivo dei loro disperati tentativi di fermare i siriani.
Questa è una situazione molto pericolosa: anche se il CENTCOM e la NATO sono di gran lunga i “più tosti del quartiere”, in Siria gli americani sono con le spalle al muro, il loro spazio di manovra si sta riducendo velocemente e non sanno affatto come fermare questo processo. Da qui l’attacco alla zona di de-escalation che abbiamo appena visto.
Spero che alla fine gli americani faranno quello che hanno fatto ad Al-Tanf e facciano semplicemente i bagagli, dichiarino la vittoria, e partano. Quella sarebbe l’unica cosa razionale da fare. Ma dopo aver ascoltato Trump all’ONU, non ho la sensazione che essere razionali sia in cima alla lista delle priorità degli Stati Uniti. Tutto questo è piuttosto spaventoso.

Video che illustrano brevemente l'opera di copertura aerea a difesa dei 29 poliziotti russi....


Le conseguenze della battaglia di Hama

in Syria: Maskirovska e reputazione


I fatti:
In Syria, nella zona di Hama (sud di Idlib, in piena zona di De-Escalation, ovvero tecnicamente pacificata) un grosso attacco dei fanatici islamisti colpisce le forze siriane ed i loro alleati.
L’obiettivo reale, come si vedrà spiegato più avanti è quello di uccidere o possibilmente catturare una colonna di poliziotti militari russi, presenti nella zona teoricamente “pacificata” e armati con blindati leggeri e poco altro.
Il "fato" vuole che non solo i fanatici "operatori di pace moderati" fossero presenti, ma anche forze speciali americane di cia ed nsa, per dargli manforte, dato che, meritatamente, i russi si sono fatti una nomea di ottimi combattenti, in zona.
Il piano teoricamente riesce, i “poliziotti” vengono circondati e le forze russe , iraniane e libanesi, nonché quelle siriane “colte di sorpresa.
Improvvisamente le cose diventano difficili, per gli attaccanti.
I poliziotti russi danno mostra di una ottima preparazione, e rispondono al fuoco con ferocia; e dimostrano d'avere a disposizione un sacco di munizioni.
Velocemente arrivano sul posto le forze speciali russe, (al loro primo intervento ufficiale sul fronte) che massacrano letteralmente gli assalitori, riportando solo tre feriti nelle loro fila.
Inizia un massiccio contrattacco siriano, preceduto da parecchi attacchi aerei e da ancora più numerosi attacchi di artiglieria.
Per la verifica dei fatti da me narrati vi rimando ai numerosi link posti in fondo, raccolti dal mio amico XYZ.
Non sappiamo se vi fossero agenti americani sul posto, ma, se così fosse giacciono tra i tanti sepolti, a pezzi, a centinaia nelle fosse comuni un paio di giorni dopo, quando si cominciò a ripulire l’area con i bulldozer, i cadaveri erano troppi. [ndr .... quasi 900]
Dobbiamo pensare che i russi siano stati fortunati o che sotto c’era dell’altro?
Le forze syriane e i loro alleati sono al momento occupate dalla parte opposta del fronte, intente ad attraversare l’Eufrate e a ingaggiare battaglia sempre più vicino agli alleati curdi degli USA.
Occorre anche capire la mentalità  peculiare degli abitanti locali.
Dopo l’inizio della guerra civile le forze in campo si sono divise in centinaia di opposte fazioni, ognuna con il suo comandante in capo e la sua brava bandiera, impegnate a combattersi tra di loro e impegnati  in mutevoli alleanze.
Segno di un innato individualismo e di una certa tendenza a cambiare bandiera, ovvero a mettersi dalla parte di chi “vince”.
Ma la “reputazione” è ancora più importante.
Il piano americano era chiaro, persino troppo. I fanatici islamisti avrebbero occupato dei territori di scarsa importanza strategica, ma avrebbero ottenuto lo spostamento di parte delle truppe impiegate sull’Eufrate. La cattura e l’uccisione di quasi trenta soldati russi avrebbe causato un bel danno alla “reputazione” di Mosca.
Immaginate come interpreteranno i combattenti di queste fazioni i fatti elencato sopra. Non vedranno una eroica resistenza di un manipolo di soldati russi incredibilmente fortunati, ma vedranno un bello scherzo tirato agli americani. E il risultato sarà che i russi vedranno aumentarsi la loro già enorme “reputazione”, e gli americani faranno la figura degli stupidi, come, del resto, notoriamene sono.
E, la pervicacia con cui gli americani continuano a cercare di rompere le scatole alle forze di Assad e i loro alleati, quando appare chiaro che la guerra sul campo è già persa, non depone certo a loro favore, i syriani, non cerebrolesi, lo capiscono benissimo.....
Gli arabi capiscono benissimo il concetto di ” ritirata strategica”.  Non è altro che un modo per riorganizzare le forze e attaccare in un secondo momento.
Capiscono perfettamente anche il concetto di Taqiyya
Taqiyya: è un termine arabo che significa letteralmente come paura, stare in guardia, circospezione, timore di Dio, santità, ambiguità o dissimulazione, menzogna. Significa dissimulare  se si combatte o se si è in pericolo.
Nella pratica musulmana è consentito mentire in quattro occasioni:
1) per salvare una o più vite
2) per portare la pace in uno scontro
3) per convincere una donna
4) se ci si prepara ad uno scontro, per non fornire indicazioni al nemico.
Il pratica gli arabi si aspettano che gli americani si ritirino in posizioni defilate o che addirittura si pongano lingua in bocca con i russi, fingendo di allearsi con loro.
Per poi fotterli in un secondo momento.
Per loro è il corretto modo di comportarsi, con un nemico.
Un precetto coranico, addirittura.
Gli ammerregani continuano a fare di tutto per rompere le scatole, combattono e non combattono, forniscono armi ma negano di farlo, inviano soldati ma di nascosto,  ecc. ecc.
Questo modo di agire è non solo è stupido per gli arabi, ma li fa addirittura apparire deboli, come se avessero paura di qualche migliaio di soldati russi.
Osserviamo le reazioni israeliane, per esempio. A Tel Aviv capiscono bene la mentalità araba. Dopo la sconfitta militare in Libano gli israeliani si sono calmati, e non vogliono  rischiare di perdere la “faccia” attaccando in forze.
Tramano nell’ombra e conducono piccoli attacchi, un paio di missili alla volta, irrilevanti in termini militari ma “simbolici”, ovvero dimostrano di essere pronti allo scontro, se necessario.
I militari russi, d’altro canto, non credono nella bugia tout court né negli attacchi dimostrativi (concezione del tutto aliena per loro), ma nella Maskirovska.
La maskirovska è un concetto militare molto complesso.
Significa non solo mentire, ma fare apparire al nemico una rappresentazione della realtà completamente diversa dalla situazione reale.
Apparire deboli quando si è forti, e viceversa. Come 29 poveri soldati russi, debolmente  armati che sia avventurano in mezzo al nulla, ghiotto boccone per i fanatici islamisti, che già sognano di fare una pila di teste di nemici da mostrare al mondo.
I satelliti americani spiano, e non osservano truppe nella zona.
Le spie confermano che in quella zona le forze syriane sono male armate, e che gli aerei russi sono impiegate in altre zone del fronte.
Persino i cannoni sono stati spostati, la zona è “pacificata”. Un attacco viene pianificato, e va a finire nel peggiore modo possibile.
Tutti gli assalitori morti:
...e nessun russo ucciso.....
Dal giorno seguente, fino ai primi d'ottobre, quasi 1.000 attacchi aerei martelleranno tutti i punti salienti della zona, e faranno strage totale, intervallati da innumerevoli colpi d'artiglieria, cannoni , improvvisamente teletrasportati nella zona di combattimento......

Non siamo davanti solo ad uno scontro tra nazioni, ma tra gruppi di nazioni con interessi e mentalità diversi.
Una guerra portata avanti da una parte con mosse politiche, armi fetenti e costosissime impiegate contro pecorai. Senza dimenticare  l’impiego di ogni mezzo mediatico possibile, una falsificazione della verità paragonabile solo all’inferno distopico di 1984, alla quale gli ilici della penisola italica credono ciecamente.....
Dall’altra parte nessun effetto speciale, solo sano e vecchio “artigianato” bellico. Si decide quale è il nemico e lo si ammazza, senza starci a ragionare sopra. 
Utilizzando armi “ignoranti”, ma che costano poco e funzionano bene. Agli alleati e nei media da loro controllati si spiega bene cosa sta succedendo, è in corso una guerra per spartirsi il pianeta, e gli USA sono indeboliti dalle lotte interne…
La battaglia è ancora aperta, ormai i fanatici islamici sono alle corde e le forze russe ed americane sono vicine ad uno scontro diretto.
Fino all’ultimo curdo.....

By Nuke Di Liberticida (www.liberticida.altervista.org) e OraZero (orazero.altervista.org)

deca


Pesante sconfitta dell’alleanza USA-ISIS-Israele in Syria

Alessandro Lattanzio


L’alleanza tra Stati Uniti d’America e Stato Islamico di Iraq e Levante (SIIL) ha perso la guerra in Siria, assieme all’ultima regione siriana, da cui i sionisti-statunitensi si giocano le ultime carte per dividere la Siria e imporvi l’occupazione militare statunitense.
  
Il Ministero della Difesa russo rilasciava un video sulle posizioni dello SIIL a nord della città di Dayr al-Zur, in Siria orientale, che mostra mezzi militari statunitensi schierati nella zona. “Le fotografie aeree scattate il 8-12 settembre 2017 nelle aree occupate dalle forze dello SIIL, rilevano numerosi veicoli corazzati Hummer utilizzati dalle forze speciali dell’esercito statunitense“.
Unità delle forze speciali erano schierate nelle postazioni create dai terroristi dello SIIL, senza tuttavia che si registrassero scontri tra terroristi e soldati statunitensi.
Breve servizio televisivo della tv pubblica della federazione russa, ovviamente censurato in corp. €uropa
Nonostante le fortificazioni delle forze armate statunitensi siano erette laddove i terroristi dello SIIL sono attualmente dispiegati, non vi sono nemmeno i segni dell’organizzazione di opere di difesa, dimostrando che i militari statunitensi che vi si trovano, si sentano completamente al sicuro nelle aree occupate dagli 'operatori di pace moderati'“.
Il portavoce del Ministro della Difesa russo, Generale Konashenkov, dichiarava che gli Stati Uniti sostengono l'ISIS, facendo finta di combatterlo da 3 anni; “i terroristi che hanno attaccato le truppe syriane a Dayr al-Zur provenivano da nord, dove sono ubicate le forze speciali statunitensi e le basi delle forze nondemocratiche siriane. Inoltre, nelle ultime 24 ore c’è stato un drastico aumento del livello delle acque del fiume Eufrate, rendendo difficile all’Esercito arabo siriano attraversare il fiume.
Non ci sono state piogge.
I siriani dicono che l’unico modo per cui ciò succedesse era che l’acqua fluisse dalle dighe a monte, occupate dall’opposizione controllata dalla coalizione statunitense. Mentre la fine dello SIIL si avvicina in Syria, è chiaro chi lo combatte veramente e chi ha fatto finta di combatterlo negli ultimi 3 anni. 
Se la coalizione internazionalista imperialista sionista guidata dagli USA preferisce non combattere il terrorismo in Siria, il minimo che può fare è lasciare in pace chi lo combatte in modo coerente ed efficace. Nonostante ciò, l’Esercito arabo syriano, con il sostegno della forza aerea russa, continua ad allargare la testa di ponte sulla sponda orientale dell’Eufrate, liberando 160 chilometri quadrati dagli "operatori di pace moderati".
Ricordo che questa è una regione ricca di petrolio, che alimenta i terroristi. Perciò gli statunitensi sono così decisi a sabotarlo”.
In riferimento al tentativo dei servizi segreti statunitensi di sequestrare 29 poliziotti militari russi, si svolse una battaglia di 7 ore che si concludeva con la disfatta dei terroristi islamisti e dei loro istruttori statunitensi. 
Il Ministero della Difesa russo dichiarava che i servizi segreti statunitensi avevano diretto l’attacco islamista contro le forze russo-syriane con l’obiettivo di sequestrare 29 militari russi, scatenando pesanti combattimenti tra truppe russe e forze sostenute dagli USA, che subivano perdite devastanti: 850 terroristi, 11 carri armati, 46 tecniche, 20 autocarri e 38 depositi di munizioni dell’Hayat Tahrir al-Sham distrutti dalle forze aerospaziali russe.
Dichiarazione del Ministero della Difesa della Federazione russa sulla situazione in Syria e l’azione degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo in Syria: “L’intelligence degli Stati Uniti ha organizzato un pesante attacco del gruppo terroristico Jabhat al-Nusra (Hayat Tahrir al-Sham) alla periferia di Hama, città situata in una zona di de-escalation, violando l’accordo di cessate il fuoco. Assalivano le difese governative, cercando di circondarle assieme a un’unità militare russa, ferendo 3 soldati russi. Il motivo era il tentativo del Pentagono d’impedire all’Esercito arabo siriano di avanzare ad est di Dayr al-Zur, contrastando i piani geopolitici statunitensi. Ad Astana, 5 giorni prima, era stato firmato un accordo di cessate il fuoco, ma Jabhat al-Nusra non voleva rispettarlo. I terroristi lanciavano un grande attacco alle truppe governative nella provincia di Idlib, una delle quattro zone di de-escalation. Il Ministero della Difesa russo indicava che l’attacco fu preparato con una notevole potenza di fuoco. I terroristi utilizzarono carri armati e veicoli da combattimento per la fanteria, riuscendo a violare le difese delle forze governative per 12 km.
Un altro compito di Jabhat al-Nusra era sequestrare un’unità militare militare russa; un plotone in Syria per il rispetto della pace. Il Ministero suppone che i terroristi fossero guidati dall’estero. Secondo i dati disponibili, l’attacco fu orchestrato dai servizi d’intelligence statunitensi per impedire il successo delle truppe governative ad est di Dayr al-Zur. A causa dell’attacco dei terroristi, il plotone della polizia militare fu bloccato, ma respinse gli attacchi per diverse ore da un nemico soverchiante, al fianco dell’unità della tribù Muali che aveva firmato l’accordo di cessate il fuoco e affrontava una situazione difficile. I militari russi crearono immediatamente il gruppo per recuperare i poliziotti, sostenuto dai velivoli d’attacco Su-25 che attaccavano a bassa quota.
Di conseguenza, l’accerchiamento fu spezzato. Tre i russi rimasti feriti. L’operazione fermò i terroristi infliggendogli un grave colpo.
Tutti i protagonisti sono stati decorati
Per 24 ore, attacchi aerei e d’artiglieria colpivano 187 obiettivi, eliminando 850 terroristi, 11 carri armati, 4 veicoli da combattimento per la fanteria, 46 pickup, 5 mortai, 20 camion e 38 depositi di armi. Sfruttando la situazione, le truppe del governo syriano lanciavano la controffensiva, respingendo il nemico sionista”. Infine, il 23 settembre, oltre 100 terroristi di Jabhat al-Nusra e del Faylaq al-Sham venivano eliminati da un attacco aereo russo sul comando sotterraneo del Faylaq al-Sham di Tal Mardiq, ad est di Idlib.
Nel frattempo, il Ministro degli Esteri syriano Walid al-Mualam incontrava il Ministro degli Esteri iracheno Ibrahim al-Jafari per discutere di cooperazione e coordinamento tra Syria e Iraq.
Al-Mualam informava al-Jafari sugli ultimi sviluppi delle Forze Armate syriane, sottolineando l’aggressione della “coalizione internazionalista imperialista sionista” guidata dagli Stati Uniti in Syria, dove uccide civili inermi e tenta di ostacolare l’avanzata dell’Esercito arabo syriano contro lo SIIL.
Inoltre affermava che la Syria riconosce un Iraq unito e si oppone ai tentativi di dividerlo. Al-Jafari notava la necessità di continuare il coordinamento e la cooperazione dei due Paesi nella lotta al terrorismo, rilevando che l’Iraq cerca di consolidare la sicurezza sul confine syriano-iracheno.
Al-Mualam incontrava anche il Ministro degli Esteri armeno Edward Nalbandian. Nalbandian affermava che il governo armeno sostiene il governo syriano nella lotta al terrorismo, esprimendo disponibilità a contribuire alla ricostruzione. Infine, al-Mualam discuteva con il rappresentante algerino Abdalqadir Masahil, dove Masahil ribadiva il forte sostegno del suo Paese agli sforzi della Syria per combattere il terrorismo e a preservare l’unità e l’integrità territoriale, affermando il rigetto da parte dell’Algeria delle interferenze estere.
Sempre il 23 settembre, il capo di Stato Maggiore dell’esercito iracheno, Generale Uthman al-Ghanimi, giungeva ad Ankara per incontrare l’omologo turco Generale Hulusi Akar presso il comando supremo turco.
I due generali hanno discusso del referendum curdo iracheno ritenuto illegittimo e sottolineavano l’importanza dell’integrità territoriale dell’Iraq.
 


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Daesh fighter

Klintsevich: il mondo deve esprimersi

sulla collaborazione tra USA e Daesh


La comunità internazionale, compreso il Consiglio di sicurezza dell’ONU, deve dare il proprio giudizio alla collaborazione tra gli USA e lo Stato Islamico in Siria, ha dichiarato a RIA Novosti il primo vice presidente del comitato del Consiglio della Federazione per la difesa e la sicurezza Franz Klintsevich.
In precedenza il Ministero della difesa russo ha pubblicato delle foto aeree delle zone occupate dallo Stato Islamico a nord di Deir-ez-zor. Nelle foto si vedono degli Humvee americani in servizio presso le forze speciali statunitensi, le quali assieme alle unità delle Forze democratiche siriane avanzano lungo la riva sinistra dell'Eufrate. Secondo i dati del Ministero sul percorso delle forze speciali non ci sono segni di combattimenti né di raid aerei da parte della coalizione.
Nonostante il fatto che i capisaldi delle unità delle forze armate degli USA si trovano in aree occupate dai terorristi, non ci sono segni di combattimenti", si legge in un comunicato dell'agenzia, pubblicato in Facebook.
Il Ministero della difesa ha sottolineato che questo indica che "tutte le truppe americane si sentono perfettamente al sicuro" nelle zone occupate dai terroristi.
Secondo i dati del Ministero della difesa russo le forze speciali delle forze armate americane garantiscono alle forze democratiche siriane un avanzamento senza ostacoli attraverso le unità dello Stato Islamico. Le unità delle Forze nondemocratiche siriane avanzano lungo la riva sinistra del fiume Eufrate in direzione di Deir ez Zor senza incontrare nessuna resistenza ha dichiarato al Ministero della difesa a RIA Novosti.
"La collaborazione tra lo Stato Islamico e gli USA non è un'ipotesi. È un dato di fatto. Le foto aeree del Ministero hanno confermato quello che ho detto personalmente diverse volte: gli americani in Syria e in tutto il mondo sono pronti a fare un patto col diavolo stesso pure di perseguire i propri interessi" ha detto il Senatore all'agenzia.

Ha dichiarato che "avendo creato questa organizzazione terroristica, i servizi segreti statunitensi hanno collaborato con essa per tutta la guerra syriana, ma recentemente, quando gli Stati Uniti hanno compreso che gli eventi in Medio Oriente hanno iniziato a svilupparsi secondo uno scenario a loro non gradito, questa interazione è diventata particolarmente intensa", crede il politico.

Secondo Klintsevich, in questa situazione non è necessario accusare gli USA di tradimento. "Sono stati traditi i fedeli alleati degli Stati Uniti" il deputato ha detto, notando che gli Stati Uniti hanno "calpestato tutte le regole scritte e non scritte delle relazioni internazionali coprendosi di una vergogna indelebile". "Basti pensare a questa frase: gli Stati Uniti, che si fanno chiamare baluardo della democrazia e dell'umanesimo, collaborano con l'organizzazione più misantropica del mondo.
Scoprono che è impossibile collaborare con la Corea del Nord, e con lo Stato Islamico è possibile?" ha ribadito Klintsevich. "Questa è senza dubbio una questione da discutere al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite" ha detto Klintsevich.

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E PER CONCLUDERE... VI SPIEGO IL MOTIVO PER IL QUALE I SIONISTI NON SCATENANO LA GUERRA CONTRO LA RUSSIA ......

La potenza di fuoco russa in Siria

DI ANDREI MARTYANOV
unz.com

Quanto si tratta di armi, le dimensioni sono importanti, così come gittata e velocità. C’è un piccolo contingente militare russo in Syria che crea grandi problemi agli americani, che si dice vogliano attaccare la base aerea Khmeimim.
Molti personaggi influenti in America non solo stanno considerando l’opzione, ma la stanno spingendo. Il tenente colonnello Ralph Peters non fa giri di parole quando si tratta di attaccare i russi: “la situazione potrebbe andare fuori controllo. In quel caso, dobbiamo vincere con rapidità e decisione – mantenendo le cose all’interno della Syria”.
Peters ed altri capi militari avranno sicuramente studiato gli strateghi del passato, da Clausewitz a Moltke a Guderian, ma bombardare i Russi a Khmeimim non ha senso. Gli Stati Uniti ovviamente possono sganciare il proprio arsenale e sterminare gli armamenti russi, siano essi SU-35, S-300 o S-400, con alta probabilità di mantenere l’intero conflitto confinato in Syria. Ma non è così scontato.
Che la Russia sia una superpotenza nucleare è indubbio, lo sanno tutti, anche i russofobi americani più accaniti. La Syria, però, è un po’ diversa: l’escalation verso un conflitto nucleare, infatti, potrebbe essere controllata da chi è più forte in un conflitto convenzionale.
Il problema qui è proprio il concetto di guerra convenzionale – un tipo preciso di conflitto su cui i militari statunitensi si sono gettati negli ultimi 30 anni, vantando di essere in grado di gestire qualsiasi tipo di avversario.
Alla base di questo approccio stava la convinzione americana di avere le migliori armi stand-off (1). L’aggressione contro la Jugoslavia dimostrò che le forze armate potevano sopraffare la difesa aerea di una nazione come la Serbia abbastanza velocemente e da distanze ben al di là della portata delle sue obsolete difese aeree. Le migliaia di missili da crociera Tomahawk resero la difesa aerea serba praticamente inutile dopo le prime due settimane di incessanti bombardamenti.
Ma il problema per gli Stati Uniti scatta qui: la Russia può fronteggiare questo ipotetico conflitto convenzionale ben più della Syria. Può infatti rispondere colpo su colpo in qualsiasi parte del Medio Oriente, essendo dotata del più avanzato arsenale di armi stand-off ad alta precisione ad oggi noto.
Per questo è abbastanza ridicolo parlare di “sconfiggere” il contingente russo in Syria. La guerra non è una sparatoria, comincia nelle sale operative e negli uffici politici ben prima che venga sparato il primo colpo. Se il contingente russo in Syria fosse stato dispiegato diciamo nel 2005, lo scenario di Peters non avrebbe avuto grandi ostacoli. Ma non è il 2005 e la Russia è in grado di contraccare efficacemente in caso di attacco convenzionale su Khmeimim.
Alcuni giorni fa, a seguito della morte del tenente generale (2) Asapov in Syria, sicuramente “favorita” dalla cosiddetta "Coalizione internazionalista imperialista sionista", in prossimità della liberata Deir-ez-Zour, l’aviazione strategica russa ha lanciato dei missili da crociera X-101 a lungo raggio verso bersagli ISIS in Syria.
Non è una novità che i russi usino missili da crociera con più di 5.500 chilometri di gittata, né che la Marina lanci 3M-54 Калибр della famiglia Kalibr con più di 2.500 km di gittata da qualsiasi parte del Mediterraneo orientale o del Mar Caspio.
Queste gittate sono fuori portata per qualsiasi arma difensiva americana, come il Tomahawk TLAM-A Block II che al massimo ne ha una di circa 2.500 chilometri ed il TLAM Block IV che ne ha una di 1.600 chilometri.
IL DOCUMENTARIO è DATATO, MA è RAPPRESENTATIVO DI COME LA FED. RUSSA è IN GRADO DI ANNICHILIRE GLI YANKEES....

La Raytheon dice che questi missili ed il Tomahawk sono in grado di colpire obiettivi in movimento. Le cose importanti però sono gittata e precisione e questo è un po’ il punto debole degli U.S.A.
La portata offre una flessibilità operativa senza precedenti ed il lancio dell'altro ieri dai bombardieri strategici russi Tu-95 Bears ha lanciato un messaggio molto chiaro – non in termini della gittata degli X-101, ci sono in costruzione missili da crociera con distanze ancor maggiori, fino a 10.000 chilometri. Il messaggio stava nel fatto che i missili sono stati lanciati dallo spazio aereo iraniano ed iracheno.
Non ce n’era bisogno, si poteva fare più comodamente dall’area del Mar Caspio.
Ma i Bears hanno lanciato i missili mentre venivano portati nello spazio aereo iraniano da Su-30 e Su-35 delle Forze Spaziali Aeree russe e questo, oltre a dimostrare di poter raggiungere qualsiasi asset terrestre americano nell’area, ha lanciato un segnale inquietante.
L’Iran sa bene che, dovessero gli americani attaccare i russi in Syria, verrebbe immediatamente “coinvolto”, volente o no.

Per cui, perché non prepararsi al meglio a quando resterà solo l’opzione nucleare? Ecco dunque che avere forze russe al proprio fianco e nel proprio spazio aereo aiuta notevolmente.
Ma ciò apre anche ad un’altra grave possibilità in caso di conflitto convenzionale tra Russia e Stati Uniti – scenario che i neocon sognano.
Mettendo da parte le emozioni e guardando i dati, la Dottrina Militare russa, riaffermata nell’Edizione 2014, dal 2010 considera l’uso delle stand-off High Precision come una chiave della strategia di contenimento, come l’articolo 26 della suddetta dottrina chiaramente afferma. La Russia non vuole la guerra con gli Stati Uniti, ma se spinta è in grado non solo di raggiungere gli asset terrestri statunitensi, come il nucleo CENTCOM in Qatar, ma, cosa ancor più significativa, anche quelli navali nel Golfo Persico.
Oltre a 66 bombardieri strategici di lunga portata, i Tu-160 e Tu-95, la Russia ha a disposizione più di 100 bombardieri TU-22M3, molti dei quali sono capaci sia di rifornirsi in volo sia di portare un’arma piuttosto intimidatoria: il missile da crociera X-32 (Kh-32), la cui gittata è di 1.000 chilometri e la cui velocità supera i 4.2 Mach. Questo missile è stato precipuamente progettato per colpire qualsiasi cosa si muova sulla superficie del mare.
Il missile non è intercettabile e , come dimostrato ieri, l’Iran non ha problemi a consentire a questi TU-22M3 di operare nel proprio spazio aereo. Lanciata dalla zona di Darab, la salva non solo coprirebbe tutto il Golfo Persico ma chiuderebbe il Golfo di Oman a qualsiasi forza navale.
Nessuna nave e nessun Carrier Battle Group sarebbe in grado di entrare in questo settore in caso di conflitto convenzionale con la Russia in Syria.
La salva di 3M-54 Калибр dal Mar Caspio del 7 ottobre 2015 ha impressionato così tanto la USS Theodore Roosevelt ed il suo CBG da costringerle ad abbandonare quasi immediatamente il Golfo!!! Ah ah ah ah ah.....
Questo semplice fatto dimostra perché per due anni un piccolo contingente militare russo sia stato in grado di operare in modo efficace in Syria e, difatti, imporre condizioni nella zona delle proprie operazioni. 
Il contingente non è solo una base militare, è una forza strettamente integrata con le Forze Armate, e sono queste ultime a decidere l’eventuale escalation. Speriamo solo che tutto quanto sopra descritto rimanga solo speculazione e non abbia alcuna base nella vita reale – se questi scenari non si avverano è meglio per tutti.
Fonte: www.unz.com
Link: http://www.unz.com/article/russia-the-800-pound-gorilla
27.09.2017
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG
NOTE:
(1) Gli armamenti di tipo stand-off (tipicamente sono missili) sono quegli armamenti che possono essere lanciati da una distanza così lunga da consentire all’attaccante di restare al di fuori della portata delle armi difensive dell’attaccato. http://encyclopedia2.thefreedictionary.com/standoff+weapon
http://en.wikipedia.org/wiki/Standoff_missile
(2) Generale a due stelle, corrispondente al grado italiano di Generale di divisione.

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